Il vecchio saggio non piange e non ride

 santone Il vecchio saggio non piange e non rideIl vecchio saggio non piange e non ride

E non si muove neanche!

Il troppo e il poco rovinano l’esistenza

La distinzione, in positivo e negativo, dei due termini che formano le coppie di opposti , pur consentendoci di  distinguere il lato cosiddetto buono da quello cattivo, in realtà non è molto appropriata perché ci induce a privilegiare un polo e a rinnegare quello opposto.

In tal modo si altera il buon funzionamento di tutto l’insieme.

Per esempio, dire che l’amore è sempre positivo e l’odio è sempre negativo, che l’altruismo è sempre positivo e l’egoismo è sempre negativo, e così via per tutte le coppie di opposti, non ci fa comprendere la dinamica della dualità, con la conseguenza che non accettiamo la nostra parte negativa che invece è parte integrante della vita.

Se non accettiamo qualcosa che è parte di noi, non siamo neanche in grado di controllarla: ecco perché c’è tanto odio ed egoismo nel mondo!

Il vecchio saggio non piange e non ride

Odia molto di più la persona che dice di non saper odiare, o di non aver mai odiato, non essendo cosciente del fatto che l’odio è una qualità umana universale, rispetto a chi sa riconoscere quando si è comportato in modo odioso, arrogante e antipatico, e chiede scusa.

Se eliminiamo il filo negativo della corrente elettrica alternata, non funziona neanche quello positivo e restiamo senza corrente. Che odore puzzolente nel frigo!

Se usiamo al posto dell’aggettivo positivo il termine spirituale, e al posto dell’aggettivo negativo il termine materiale, per rappresentare la nostra dimensione spirituale e quella materiale, anche se non tutti danno per scontate le uguaglianze suddette, la situazione migliora di molto purché non rinneghiamo la parte che non ci piace.

Infatti, se Dio (o il Creatore, la Natura o l’Universo) ci ha fatto in un certo modo dandoci una parte spirituale e una materiale, una ragione ci deve pur essere.

Il vecchio saggio non piange e non ride

Sappiamo che se i due fili della corrente elettrica si toccano tra di loro inavvertitamente vanno in corpo circuito. Per evitare ciò s’interpone nel circuito una resistenza elettrica come la lampadina o un altro elettrodomestico.

Analogamente, per evitare che il lato materiale collida con quello spirituale e viceversa, dobbiamo interporre tra di loro una resistenza… psichica!

La resistenza psichica da interporre tra l’amore e l’odio, l’altruismo e l’egoismo, il compiacimento e l’invidia (e qualunque altra coppia di opposti sempre pronta a entrare in corto circuito…) è l’equilibrio tra i due poli.

L’equilibrio si ottiene evitando gli eccessi dell’uno o dell’altro polo.

L’equilibrio poggia sulla conoscenza di sé stessi e quindi sulla consapevolezza.

La consapevolezza agisce proprio come la lampadina perché ci illumina, ci fa capire che i due opposti di ogni coppia sono entrambi necessari al buon funzionamento del sistema. Insomma il negativo è utile e importante quanto il positivo!

Se togliamo il filo negativo non c’è corrente. Ugualmente, se togliamo l’odio viene meno anche l’amore. Se togliamo il male, viene meno anche il bene.

E se non piangiamo non ridiamo neanche! I due poli, infatti, sono esattamente come le due facce di una moneta: sono opposte e non si possono separare!

I conflitti interiori compaiono quando privilegiamo uno dei due termini della coppia e rinneghiamo il polo opposto.

Se eliminiamo uno dei due poli o lo riduciamo d’intensità rispetto al suo opposto, per esempio l’egoismo rispetto all’altruismo, diventiamo fortemente ambivalenti e contraddittori. L’odio, fa male sia quando è troppo, sia quando è poco; conseguentemente l’amore fa male sia quando è poco, sia quando è troppo.

Il vecchio saggio non piange e non ride

Il ragazzo che disprezza il proprio padre, in realtà disprezza la propria parte virile che ha rimosso…; se invece disprezza la madre, ha rimosso la propria parte femminile, cioè la dolcezza e l’arrendevolezza, ed è diventato aggressivo, collerico e incorreggibile.

imagesCA2ESJOP Il vecchio saggio non piange e non rideQuando disprezzi qualcosa negli altri o in te stesso vai spesso in corto circuito! Quando disprezzi qualcosa diventi un… mostro!

I due termini opposti della coppia funzionano bene, e di conseguenza siamo stabili, sereni e contenti soltanto quando sono equilibrati tra di loro. E dunque, è il troppo o il poco di una determinata qualità o cosa che ci fa stare male pregiudicandone il corretto funzionamento perché non c’è equilibrio.

Il cibo è indispensabile per nutrire il nostro corpo, ma fa male sia quando è poco perché non soddisfa il nostro fabbisogno calorico, sia quando è troppo perché eccede i nostri fabbisogni.

Ugualmente, l’amore è il nutrimento della nostra parte spirituale, ma fa male  sia quando è poco a causa dell’eccessivo distacco, sia quando è troppo perché l’attaccamento è eccessivo.

Sia l’eccesso (il troppo), che la mancanza (il poco) sono deleteri perché interagiscono tra di loro al punto che ciascuno sconfina nel suo opposto. 

Per esempio, se ti abbuffi a pranzo, subisci un’indigestione e sarai costretto a digiunare per alcuni giorni passando obbligatoriamente dal troppo al poco. Se invece non mangi per niente, consumerai il tuo stesso corpo per riscaldarti.

Se ami troppo, l’amore si trasforma in odio alla prima contrarietà! Se invece ami poco, diventi ancora più odioso in caso di contrarietà.

Se sei eccessivamente altruista, il tuo altruismo si trasforma in egoismo se non ricevi abbastanza, a meno che non sei un masochista o un santo. Se invece sei poco altruista, a maggior ragione diventi ancora più egoista se non ricevi quello che ti aspetti.

Il vecchio saggio non piange e non ride

Dunque, per funzionare bene, ogni cosa o qualità deve essere nella quantità giusta. E per quantità giusta o equilibrata s’intende che quella cosa non è né troppa né poca.

È bene rendersi conto che ci sono vantaggi e svantaggi in ogni cosa o qualità, anche se a volte vediamo solo gli svantaggi o danni, e altre volte soltanto i vantaggi o benefici.

Per esempio, quando desideriamo qualcosa immaginiamo soltanto i benefici che ne ricaveremo perché non conosciamo ancora l’altra faccia della medaglia. Infatti, i danni o svantaggi possiamo vederli soltanto dopo aver sperimentato la realtà.

Ugualmente, quando proviamo invidia è perché vediamo soltanto le fortune dell’altro, non sapendo come in realtà quel tizio le sta vivendo.

I vantaggi sono stabili soltanto se una qualità o cosa è in equilibrio con il suo opposto, e quindi non è né troppa, né poca, ma nella quantità giusta. Noi siamo stabili emotivamente e in grado di gestire al meglio le nostre emozioni solo quando i due poli opposti si equivalgono.

Proprio come mangiamo i frutti soltanto quando sono maturi e non certamente quando sono acerbi oppure marci, così dobbiamo stare attenti a non esagerare nelle cose che facciamo.

Ma possiamo vivere con la bilancia in mano per evitare gli eccessi? Certamente no.

Nel nostro agire quotidiano, mantenersi in equilibrio significa che se ieri abbiamo mangiato più del solito perché era festa o siamo stati in buona compagnia e ci siamo lasciati andare, oggi e/o domani dovremo riequilibrarci mangiando meno del solito.

Il vecchio saggio non piange e non ride

Insomma, l’eccesso saltuario ci può anche stare, anche perché non siamo dei robot.

È importante però riequilibrarci appena possibile. Purtroppo, o forse per fortuna, noi dobbiamo fare i conti con la nostra parte materiale e irrazionale che ha alcune esigenze insopprimibili che non si possono castigare per nessuna ragione.

Pensiamo ai preti pedofili e soffermiamoci non solo sul male che fanno ai ragazzini, ma anche sul dramma interiore che vivono essi stessi a causa delle proprie debolezze!

Parliamoci chiaro: la vita è difficile per tutti perché il nostro lato spirituale collide in continuazione con quello materiale che è irrazionale, istintivo e automatico, e spesso più forte di quanto noi vorremmo.

E così dev’essere perché la mente strombazza troppo il corpo, spesso anche a sproposito, e quest’ultimo deve essere in grado di reagire dovendo assicurare non solo la riproduzione della specie, ma anche e soprattutto la sopravvivenza fisica.

Ora dobbiamo farci una domanda importante: se dobbiamo evitare il troppo e il poco per conservare l’equilibrio, questo principio è sempre valido, oppure ha delle eccezioni? Insomma è valido anche nel caso dello stress, dei pensieri negativi e della consapevolezza? Sicuramente sì!

Lo stress è utile (eustress) se non è né troppo né poco, ma quel tanto che basta per assicurare la prontezza di riflessi e la giusta attenzione in determinate circostanze. Pensa allo stress di un esame o di un colloquio di lavoro.

Lo stress è nocivo (distress) quando è eccessivo perché ci esaurisce prosciugando le nostre energie e rovinandoci l’esistenza. Ed è nocivo anche quando è troppo poco perché viene meno quella giusta tensione che esalta la nostra risposta o prontezza di riflessi.

Il vecchio saggio non piange e non ride

Anche i pensieri negativi, se non sono né troppi né pochi, sono utili perché tengono la mente occupata sulla soluzione dei problemi. Se invece sono troppi, diventano assillanti, ossessivi e pericolosi; e se, al contrario, sono troppo pochi, vuol dire che sei eccessivamente sicuro di te stesso per cui rischi molto e puoi trovarti nei guai.

E quando sei nei guai, sei anche sovraccarico di pensieri negativi.

Anche in fatto di consapevolezza, benché la cerchiamo tutti come se da essa dipendesse la nostra salvezza materiale e spirituale, dobbiamo stare attenti agli eccessi. La consapevolezza ha il compito di rendere conosciuto lo sconosciuto, ossia trasforma tutto ciò che è inconscio e irrazionale in conscio e razionale.

Ma per vivere una vita degna di essere vissuta, ci deve essere equilibrio anche tra razionalità e irrazionalità, tra la parte conscia e quella inconscia.

L’irrazionalità, infatti, è la matrice inconscia della grinta, della vigoria fisica e della stessa salute e voglia di vivere. Di irrazionalità sono fatte le emozioni, l’eccitazione e l’entusiasmo, fattori onnipresenti nel nostro vivere quotidiano.

Il vecchio saggio non piange e non ride

E venendo al titolo di questo articolo, sto discendo in sostanza che più sei saggio e meno ti emozioni. Quindi difficilmente piangi e difficilmente ridi, raramente ti meravigli, non ti entusiasmi per niente e non ti ecciti neanche perché per te tutto è previsto, a tutto sai dare una risposta, tutto è sotto controllo e niente ti meraviglia o scandalizza.

Quindi, una consapevolezza “eccessiva” brucia ogni sorpresa, toglie ogni illusione, annichilisce gli istinti e le emozioni e ci trasforma in automi, ossia ci fa invecchiare anzitempo. Chi l’avrebbe detto!

E allora, è proprio vero: il vecchio saggio non piange e non ride, e non si muove neanche! Sei contento di vivere come un vecchio saggio? Non credo proprio!

La parte irrazionale residua del vecchio sagggio appena appena lo tiene in vita.

Quindi, se ritieni di essere molto saggio e senza debolezze, e sei ancora giovane, non credere di essere particolarmente fortunato… perché se non compensi la grandiosità della tua mente con un’attività fisica costante e intensa, puoi ritenere il tuo corpo praticamente già morto…

La cosa più desolante è un adulto che si comporta come un vecchio saggio (troppa consapevolezza) o come un adolescente irresponsabile (poca consapevolezza).

Morale del discorso: non prendiamo la vita troppo sul serio e accettiamoci così come siamo con tutti i nostri  limiti e i nostri  difetti perché essere perfetti o avere una grandissima consapevolezza, come un vecchio saggio, non è per niente piacevole!


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