Una verità sulla mente-4 parte

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La lotta tra il cervello cognitivo e quello emotivo

È difficile crescere i figli

Non c’è cosa migliore della motivazione attraverso il gioco

La coscienza è la mente conscia o consapevole e ci consente di valutare se facciamo bene o male le cose in base a determinati parametri della  stessa mente conscia.

Questi parametri sono rappresentati dalla nostra esperienza, conoscenza e cultura. Invece l’inconscio è la mente inconscia o inconsapevole.

Ma inconsapevole o inconscio e irrazionale rispetto a cosa? Rispetto alla mente razionale!

Questa riflessione ci fa capire che, in assenza di equilibrio interiore, le due menti sono effettivamente in antitesi tra di loro, come ho già ampiamente illustrato nella seconda parte dell’articolo.

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Per esempio, cos’è che spinge un ragazzo a tuffarsi in mare dopo un pranzo abbondante? La sua naturale esuberanza e il fatto che sente caldo lo spinge a cercare refrigerio nell’acqua fresca! Ogni estate qualche ragazzo muore perché si è tuffato in mare in piena digestione.

Infatti non tutti sono consapevoli del fatto che è pericoloso farsi il bagno durante la digestione, specialmente se l’acqua non è abbastanza calda! E di quante cose, i ragazzi non sono consapevoli? Di tantissime, cioè di tutte le dipendenze: fumo, alcool, droghe, sesso, abbuffate, sballo, bravate, bullismo, ecc.!

Dunque i ragazzi (ma non solo loro!) spesso sono inconsapevoli di quello che fanno! Ma cosa significa esattamente il termine inconsapevole?

È il cervello emotivo che ci spinge a cercare il piacere attraverso il fumo, l’alcool, la droga e in generale tutte le cose eccitanti e divertenti, perché è irrazionale e irresponsabile e, appunto, non consapevole delle conseguenze delle proprie azioni. Ed il compito del cervello cognitivo è quello di contrastarne l’azione: non a caso è logico e razionale!

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E però non sempre ci riesce! Altre volte, invece, la mente conscia è talmente rigida da bloccare la libertà d’azione della mente inconscia provocando gravi scompensi e blocchi interiori.

Tra le due menti (cervello emotivo e cognitivo) si stabilisce, dunque, una dialettica anche aspra fatta di idee completamente opposte, si verifica una lotta tra il bene ed il male, intendendo per male tutte le dipendenze, nonché l’aggressione, la brutalità, la violenza e chi più ne ha più ne metta, insomma tutte quelle cose che all’inizio sembrano appaganti ed eccitanti… e che però dopo si rivelano gravide di conseguenze.

Il cervello emotivo è giocoso, edonista, fantasioso, creativo e intuitivo, anzi geniale, ma è privo di responsabilità, per cui se manca l’apporto del cervello cognitivo, l’artista rischia di apparire esagerato, trasgressivo e folle, oltre che estremamente egoista. 

Ma le sue caratteristiche più importanti sono l’emotività e la sensibilità: è il cervello emotivo che ci fa emozionare, innamorare, eccitare e sognare ad occhi aperti!

È il cervello emotivo che ci dona l’entusiasmo, i sentimenti e la passione! Senza l’apporto dell’emisfero destro il corpo resta insensibile e freddo e non vibra, per cui la vita è piatta, senza calore e senza emozioni!

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Il cervello emotivo ha un potere realizzativo enorme, come possiamo renderci conto dalle opere artistiche, dai sogni dove tutto è possibile distorcendo persino la nozione del tempo e dello spazio, e nelle prestazioni ipnotiche da spettacolo.

Limiti e schemi mentali rigidi sono una esclusiva del cervello cognitivo perché, in genere, è sempre a corto di informazioni e spesso immobilizzante a causa dei dubbi che ci fa sorgere.

Ecco perché gli adolescenti sono sempre irrequieti e ribelli. In essi prevale ancora, come nei bambini, il cervello emotivo che genera intense emozioni attraverso il gioco, la fantasia senza limiti e senza freni inibitori, l’ilarità, l’irrazionalità e l’irresponsabilità; a differenza delle persone anziane in cui prevale il cervello cognitivo, ovvero la serietà, la freddezza, la concretezza, la prudenza, la diffidenza, la razionalità e il senso di responsabilità.

Quindi possiamo dire che alla nascita è come se funzionasse soltanto il cervello emotivo, mentre quello cognitivo è ancora silente. A mano a mano che il bambino cresce e viene educato, il cervello cognitivo diventa sempre più forte e intraprendente.

I bambini e gli adolescenti non sopportano le regole e i divieti imposti dai genitori e dagli educatori perché il loro cervello cognitivo non è ancora forte e quindi in prevale il desiderio di giocare e la mancanza di responsabilità.

Inoltre, i giovanissimi hanno un innato senso della giustizia e quando ritengono (spesso più a torto che a ragione) che è stata commessa un’ingiustizia, specialmente se sono in gruppo, non ci pensano due volte a mettere tutto sopra, a distruggere e a incendiare!

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Ecco perché l’educazione è così difficile e ci sono sempre contrasti tra genitori e figli!

Di chi la colpa? Né dei genitori, né dei figli! Infatti, se entrambi fossero a conoscenza della dinamica tra i due cervelli, i genitori diventerebbero ancora più pazienti e comprensivi, mentre i figli smetterebbero di considerarli ingiusti e di mentalità retrograda diventando di conseguenza rispettosi e ubbidienti, evitando così di commettere tantissimi errori.

A mano a mano che matura il cervello emotivo, diventa più responsabile e ubbidiente alle regole dettate dalla società e dalla famiglia e diminuiscono i pensieri contraddittori e i conflitti interiori, parossistici proprio durante la fase adolescenziale!

Se il cervello emotivo è portato al gioco in tutte le sue svariate forme fino alla trasgressione, e quello cognitivo invece impone serietà e rigore, come possono andare d’accordo?

E se il cervello emotivo ci spinge al divertimento e al gioco – in fondo anche la creatività è un gioco – e ci induce ad azioni irrazionali e a volte pazzesche o, detto in breve, irresponsabili, significa forse che è sbagliato, incapace e inadeguato?

Niente di tutto questo! Il cervello emotivo è irrazionale e senza logica perché quello cognitivo è razionale e logico: tutto qui! E meno male che è così.

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Insomma, la vita è dall’inizio alla fine, è sempre la risultante di due forze opposte.

Alla nascita, perché il figlio è il frutto dell’amore tra maschio e femmina; nel corso della vita perché avviene continuamente una contrapposizione tra il bene ed il male, tra ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, tra ciò che sappiamo e ciò che ignoriamo, tra premio e punizione; così come c’è contrapposizione tra l’inspirazione e l’espirazione, tra la sistole e la diastole, tra il sistema nervoso simpatico e il parasimpatico…

E infine quando si muore perché una delle due forze opposte prende eccessivamente il sopravvento e annulla l’altra.

Quali sono queste due forze opposte? Una è la forza o voglia di vivere, l’energia vitale primaria, che deriva dall’alimentazione e dalla respirazione e quindi corrisponde all’anabolismo, che quando avviene in modo efficiente procura vitalità, salute ed entusiasmo. L’altra è il suo opposto, ossia il catabolismo, che si manifesta con produzione di scorie e di rifiuti vari da eliminare.

Se prevale il primo la vita ci piace, e ci piace anche troppo: ecco gli antichi romani distesi sul loro triclinio a banchettare e a gozzovigliare fino all’alba. Se invece prevale il secondo, si verifica un accumulo di sostanze nocive nell’organismo che provocano intossicazione e debilitazione. Il catabolismo prevale al sopraggiungere della vecchiaia, mentre l’anabolismo prevale in gioventù, per lo meno nelle nazioni ricche, causando obesità.

In entrambi i casi, se manca l’equilibrio tra anabolismo e catabolismo, tra ciò che introduciamo nella bocca e ciò che espelliamo come rifiuti, ci ammaliamo e rischiamo di morire prematuramente.

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Quando prevale il cervello cognitivo, l’individuo riesce a bloccare e ad ostacolare le intemperanze del bambino interiore, ossia del cervello emotivo, spesso in maniera anche eccessiva. La mente conscia svolge la funzione di io adulto, autonomo, freddo, egoista e calcolatore.

Ciò corrisponde ad un individuo rigido e inflessibile, autonomo ed autosufficiente anche troppo, che non chiede mai aiuto perché manca assolutamente di umiltà e usa gli altri come burattini perché è privo di compassione e di tenerezza.

È il tipo che non si lamenta, ma impreca e bestemmia, non sa scherzare, non sa amare e non è umano. Tanti genitori e tanti adulti autoritari, rigidi ed egoisti hanno il cervello cognitivo che prevale su quello emotivo. In questi casi possiamo parlare di nevrosi adulta e cioè di un comportamento tipico dell’adulto che non sa trasformarsi all’occorrenza in bambino e o in genitore. Ovviamente c’è sempre una questione di grado. 

Se invece prevale il cervello emotivo avremo sicuramente un artista valente, ma anche capriccioso, eccentrico e paranoico, che passa facilmente dall’esaltazione alla frustrazione, egoista al massimo grado, incapace di dominare il suo ambiente, incapace di accettare la realtà, di sopportare i dispiaceri e i disagi, pauroso e insicuro, bisognoso di dedizione da parte degli altri e soggetto  a varie dipendenze… droga in primis!

Come già detto, il cervello emotivo corrisponde all’io-bambino o alla personalità del bambino. Ma non solo i bambini, anche tantissimi adulti e tantissimi genitori permissivi e deboli, si ritrovano un cervello emotivo prevalente, ovvero un cervello cognitivo immaturo.

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La gravita delle nevrosi è legata all’entità della prevalenza di un cervello rispetto all’altro, ossia all’entità dello squilibrio. Ma come già detto e come in tutte le cose della vita, c’è sempre una questione di grado.

La situazione ideale si ha quando c’è equilibrio tra cervello emotivo e cervello cognitivo, come volevasi dimostrare.

Quando c’è equilibrio tra i due cervelli, l’io bambino e l’io adulto evolvono nella personalità del genitore saggio, equilibrato, affettuoso, paziente ed altruista, attaccato alla famiglia, dedito alla collettività e disposto al perdono e al sacrificio. Avere dei figli, cioè essere genitore, non significa necessariamente essere equilibrati e saggi…

L’equilibrio tra i due cervelli, cioè tra la mente conscia e inconscia, non è altro che un compromesso! Infatti, le loro prerogative sono “ugualmente” importanti e pertanto la priorità assegnata dalle società industriali al cervello cognitivo con la conseguente sottovalutazione del cervello emotivo è la causa principale dell’infelicità e dello stress! 

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Siamo stressati perché ci svaghiamo poco o niente durante il giorno! Tanto è vero che quando si lavora con soddisfazione non ci stanchiamo, mentre quando si lavora di malavoglia la sera ci sentiamo distrutti!

La soddisfazione è essa stessa una forma di svago. Per essere felici ci vorrebbe molto più gioco nella nostra vita, intendendo per gioco lo svago nel senso più ampio del termine! Ma a cosa corrisponde questo compromesso? Il compromesso è un accordo, l’accomodamento fra due tesi in contrasto tra di loro. E come viene siglato questo accordo?

Passando all’azione dopo aver preso una decisione! Ed infatti, ciò che consente la graduale costruzione delle reti neuronali, che interlacciano i due cervelli, sono le nostre azioni ripetute nel tempo. Le abitudini, che si acquisiscono attraverso la ripetizione continua di determinate “azioni” e che neurologicamente corrispondono alle reti neuronali, mettono d’accordo il cervello emotivo e quello cognitivo diventando atti automatici.

L’automatismo delle abitudini presuppone la sintonia, anche se negativa, tra mente conscia e inconscia. Ed è per questo motivo che non è facile sradicare le vecchie abitudini.

Conclusioni
In genere, quando qualcosa  non ci piace e ci blocca, dobbiamo pensare che il cervello emotivo si sta rifiutando di andare avanti perché non è sufficientemente motivato. Per far apprezzare cervello emotivo qualunque cosa, anche faticosa e dura, occorre motivarlo. E non c’è cosa migliore della motivazione attraverso il gioco!

Ecco perché l’educazione e la rieducazione, compresa quella motoria, per riuscire bene devono basarsi sul gioco!


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