Sogno catartico: sogno del mostro!

Un sogno catartico: il sogno del mostro!

se vuoi sbloccarti lanciati e1439711532942 Sogno catartico: sogno del mostro!Quando veniva il mio turno di prendere la parola nei consigli di classe, per me era un dramma: mi facevo rosso e non mi veniva nulla da dire.

L’ultima figuraccia l’avevo fatta proprio qualche giorno prima del sogno…

(Estratto dal bestseller Amazon Kindle “Se vuoi sbloccarti, lanciati!”)

Un sogno catartico: il sogno del mostro!

Mi ero laureato nel luglio 1972 in Scienze Agrarie con il massimo dei voti ed ero stato subito assunto come professore con incarico annuale presso l’Istituto Professionale per L’Agricoltura di Salerno, a 20 km da casa.

Quindi potevo ritenere che ormai i miei problemi psicologici (ed economici) fossero scomparsi per sempre.

Ed invece, quando veniva il mio turno di prendere la parola nei consigli di classe, per me era un dramma: mi facevo rosso e non mi veniva nulla da dire.

Ero molto impacciato e frustrato, arrabbiatissimo con me stesso.L’ultima figuraccia l’avevo fatta proprio qualche giorno prima del sogno, in occasione della riunione per la scelta dei libri di testo.

Un sogno catartico: il sogno del mostro!

Era mai possibile che, a 29 anni, con una laurea e un lavoro sicuro, ero ancora lo stesso di prima? Cosa mi bloccava nelle riunioni: la presenza del preside (1) o di Silvana, una collega bellissima che guardavo estasiato senza essere mai riuscito a dirle una parola?

Ormai sapevo che la causa della mia timidezza si collegava all’aggressività esagerata di mio padre che si manifestava immancabilmente quando gli mancavo di rispetto.

Invece, quando mi comportavo bene, mio padre mi amava tantissimo ed era molto generoso.

Del resto, ero l’unico maschio con tre sorelle e quindi ero il beniamino indiscusso dei miei genitori. Tra l’altro, ho dormito fino ai 12 anni circa in mezzo a loro…

Purtroppo, quando si arrabbiava, mio padre diventava furioso, e dopo le sue sfuriate, per fargli dispetto, io mi andavo a nascondere per non farmi trovare (come fanno tutti i ragazzi).

Ma alla fine avevo paura del buio e dovevo per forza uscire dai miei nascondigli e sottomettermi!

Ma non del tutto: il giorno che ero stato maltrattato, mi  coricavo a piedi dal lato di mia madre; oppure andavo a dormire in mezzo alle mie sorelle o dai cugini. Ben presto, però, la rabbia e il dispetto svanivano.

Crescendo ero diventato un ragazzo modello, proprio come voleva mio padre: brillante negli studi, rispettoso e serio, ma una frana nelle relazioni personali.

Avevo dovuto rimuovere la mia naturale grinta leonina che mi alienava l’affetto e la protezione paterna e le mie energie virili erano bloccate nel mio inconscio personale.

Un sogno catartico: il sogno del mostro!

La sicurezza di sé e la disinvoltura, che sono i fattori fondamentali per riuscire nella vita di relazione e nella professione, non sapevo neanche cosa fossero!

%name Sogno catartico: sogno del mostro!Quando nell’autunno 1972 mi recai a Roma per sostenere gli esami per entrare nel Ruolo Ufficiali del Corpo Forestale dello Stato, fui attratto dal titolo di un libro su una bancarella: “Che cos’è la psicanalisi”, di Pierre Daco, che lessi tutto d’un fiato tanto è affascinante e chiaro.

Subito dopo lessi anche “Che cos’è la psicologia” dello stesso autore, e ormai avevo capito che la mia timidezza e i miei complessi d’inferiorità erano stati causati dall’eccessivo rigore di mio padre.

Ma non capivo il meccanismo che aveva creato i miei blocchi interiori.

Lessi anche “L’interpretazione dei sogni”, sempre di Pierre Daco – questi libri sono esauriti e introvabili –  e avevo preso l’abitudine di trascrivere in un quaderno tutti i miei sogni.

Tenevo un blocco notes sul comodino accanto al letto su cui scrivevo i sogni appena sognati, senza aspettare la mattina quando ormai ogni emozione svanisce e sono stati dimenticati i particolari più significativi del sogno.

Ero quindi in attesa di un sogno rivelatore.

E così il 20.05.1973, dopo l’ennesima figuraccia durante la riunione dei professori di cui ho accennato sopra, feci un sogno terribile: il sogno del mostro!

Un sogno catartico: il sogno del mostro!

Mi trovo con diversi amici della prima adolescenza e sto salendo le scale di un palazzo.

Il palazzo si trovava a Mercato S. Severino, dove avevo frequentato le scuole medie.

Dovevamo salire fino all’ultimo pianerottolo, per poi scendere le scale dal lato opposto e ritrovarci a destinazione. (2)

Man mano che saliamo le scale, i vari compagni entrano alla spicciolata nei vari appartamenti, cosicché mi ritrovo soltanto con un compagno più grande di me. (3)

Ad un certo punto anche questo compagno, che era il nostro caporione, entra in un appartamento e io resto tutto solo. Comincio ad avere paura. (4)

Continuo a salire le scale per arrivare alla sommità del palazzo per poi ridiscendere dall’altra parte, ma ecco che all’improvviso il palazzo non è più tale: il pianerottolo più alto dove io mi trovo si trasforma in una piattaforma altissima, una sorta di ring di metallo senza alcuna possibilità di fuga.

La paura diventa fortissima. Non esiste via di scampo.

E intanto sento provenire dal basso un rumore di ferramenta e noto del sangue.

Un mostro informe sta salendo in una specie di ascensore e dal sangue che vedo capisco che ha già ucciso qualcuno. Quando sto per essere colpito dal mostro, mi sveglio gridando: Io mi difendo, che ti credi! (5)

Un sogno catartico: il sogno del mostro!

Appena sveglio, consapevole che il sogno fosse importantissimo, comincio a scriverlo sul taccuino, e quando arrivo alla descrizione del mostro, sono assalito da una straordinaria associazione di idee.

Mi vedo ragazzino che scappo attraverso le cinque stanze della mia casa paterna (6), inseguito da mio padre che grida come un ossesso, e mi rifugio nel bagno che si trova su un pianerottolo adiacente all’ultima stanza.

La debole porta del bagno trema sotto i calci furiosi di mio padre ed ho l’impressione che sta per cedere da un momento all’altro.

In quel momento di terrore ebbi la sensazione che mio padre fosse un mostro! (7)

Rivivendo nitidamente questo episodio traumatico del passato, che avevo rimosso e dimenticato, mi misi a piangere a dirotto, e piangevo sia per la gioia di avere scoperto la causa dei miei problemi psicologici, sia per aver rivissuto la fortissima emozione (paura) che mi aveva causato il trauma e che nel sogno mi aveva causato il brusco risveglio.

Mio padre e mia madre mi sentirono piangere e corsero da me. Io  tra le lacrime abbracciai forte forte mio padre e gli dissi che lui era un mostro per il mio inconscio.

Da allora il rossore scomparve per sempre e sono andati attenuandosi notevolmente anche gli altri sintomi (senso di inadeguatezza e di inferiorità), ma molto lentamente…

Un sogno catartico: il sogno del mostro!

Quando si rivive con l’identica emozione originaria l’episodio traumatico rimosso e dimenticato, il trauma viene rielaborato, compreso e accettato, il che significa che dall’inconscio accede alla coscienza (da inconsapevole diventa consapevole).

E siccome il vissuto viene compreso, la paura non ha più ragione di essere. In sostanza, si forma il collegamento neurale tra coscienza e inconscio, ovvero tra i due emisferi cerebrali che non era avvenuto all’epoca dell’episodio traumatico.

Rivivendo l’emozione, le energie bloccate si liberano e sono recuperate.

Morale della storia. I mali non vengono mai soltanto per nuocere.

Se mio padre, che mi ha sempre amato tantissimo, a parte le sfuriate saltuarie causate dalla mia indole ribelle, non fosse stato un mostro per il mio inconscio, sicuramente non mi sarei appassionato alla psicologia, e non sarei diventato, col tempo, un esperto autorevole in fatto di sviluppo personale.

E non avrei potuto aiutare tantissime persone che mi scrivono, non sarei diventato uno scrittore motivazionale e life coach, e non mi sarei ritrovata, quasi senza volerlo, un’occupazione impegnativa e ricca di soddisfazioni personali dopo essere andato in pensione!

La vita è davvero piena di sorprese e la mia è finalmente sbocciata!

Un sogno catartico: il sogno del mostro!

Note

(1) Il preside e tutte le autorità sono simboli paterni, per cui se tuo padre inconsciamente ti fa paura, tutte le autorità ti faranno paura.

2) Salire le scale del palazzo e poi ridiscendere dal lato opposto per giungere a destinazione rappresenta una ascensione, quindi è il simbolismo della traversata. Raggiungere la destinazione, come per esempio uscire da un tunnel e ritrovare la luce, è sempre un passaggio che segna la guarigione psicologica. Quindi io salgo verso l’alto per liberarmi dai miei problemi, ma non è facile perché ho paura di qualcosa successa anni addietro e che non ricordo.

3) Il compagno più grande era un capo per noi ragazzini, seguendo il quale ci si sentiva sicuri e protetti. Quindi nel sogno rappresenta la guida di cui avevo bisogno per fare la traversata. Questa guida, che ad un certo punto sparisce, ossia mi abbandona, riconduce a mio padre che non aveva svolto bene il suo compito di genitore.

4) Il sogno si collega ad un episodio reale in cui, assieme a tanti altri ragazzi e ragazzini, una sera d’inverno avevamo costruito un grande pupazzo di neve al centro della strada nazionale S.S. 88 che allora passava all’interno del mio paese (Preturo di Montoro Inferiore). All’improvviso apparvero due motociclisti della polizia stradale e ci fu un fuggi fuggi generale. Io seguii d’istinto il caporione il quale però abitava proprio lì vicino, e ben presto non me lo vidi più davanti. Mi ritrovai tutto solo proprio come nel sogno, e dovetti attraversare in piena notte una stradina sterrata -la cupa- non illuminata e abbastanza lunga per raggiungere la mia abitazione. La paura faceva 90.

Un sogno catartico: il sogno del mostro!

5) Probabilmente il fatto che mi svegliai dall’incubo dicendo al mostro “Io mi difendo, che ti credi”, è un grido di disperazione, ma anche di sfida nei riguardi del mostro.

Significa che ero vicino alla comprensione del mio problema, ero pronto per la catarsi.

6) La casa paterna è composta di cinque stanze una appresso all’altra e senza corridoio e in fondo all’ultima stanza era situato il bagno costruito in un secondo momento su una pensilina in cemento armato.

7) In effetti, la porta del bagno non cedette perché mio padre forse voleva soltanto spaventarmi e insegnarmi la buona educazione, ma io che ero un ragazzino di 10-12 anni, in quel momento pensai che mio padre fosse un mostro e stesse per uccidermi.

Che cosa avevo fatto di tanto grave per trasformarlo in una bestia feroce?

Non lo so, probabilmente gli avevo risposto male, forse l’avevo mandato a quel paese.

Non è facile domare un puledro ribelle com’ero io, ma se non si doma quando è piccolo, chi lo fermerà più da grande?

Un sogno catartico: il sogno del mostro!

Ovviamente pensare che il proprio padre sia un mostro è tabù, una cosa inconcepibile per la coscienza, la quale non riuscendo ad elaborare (comprendere) ciò che sta accadendo, rimuove l’episodio che resta depositato e dimenticato nell’inconscio.

L’esperienza traumatica avviene in modo così rapida ed è così carica di energia emotiva, che la coscienza si annebbia e non riesce a comprenderla ed elaborarla, pertanto non si forma il collegamento neuronale tra coscienza e inconscio indispensabile per assimilare l’episodio.

Il fatto traumatico, carico di energia, resta memorizzato soltanto nell’inconscio dove forma un blocco emotivo che si comporta come un corpo estraneo capace di provocare sintomi più o meno vistosi.

L’energia emotiva bloccata era la causa, tra l’altro, del mio rossore al viso quando meno me l’aspettavo, anche se non ero assolutamente colpevole di nulla e soprattutto il senso di inferiorità e di timidezza.


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