Realizzare i sogni seconda parte

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Realizzare i sogni seconda parte

Realizzare i sogni con la tecnica dei piccoli passi

A volte i sogni si realizzano proprio quando vi abbiamo rinunciato…

Continua dalla prima parte

In materia di sogni, la tecnica dei piccoli passi ci porta molto lontano perché ci consente di essere flessibili, anche se c’è sempre, come nell’apprendimento, un fattore individuale, per cui ogni persona ha una velocità iniziale diversa.

Ma anche la persona più audace e spericolata all’inizio deve fare passi brevi, altrimenti rischia di bloccarsi.

Con tale strategia si vince ogni problema, paura  e fobia, si vince ogni abulia, ogni blocco ed ogni ritrosia.

Un buon diplomatico si accontenta di piccoli successi, perché sa che se chiede troppo rischia di fallire. Con piccole richieste, i sindacati di categoria ottengono rapidamente il rinnovo dei contratti, mentre se pretendono troppo scatta il rifiuto della controparte.

Anche in materia di sesso è utilissima la strategia dei piccoli passi, almeno all’inizio. Infine, con piccoli passi si può imparare qualunque gioco, qualunque mestiere e qualunque lingua straniera.

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Se si pretende di imparare velocemente una lingua, e magari i primi giorni ci si esercita per molte ore perché si è freschi e motivati, ci siamo fregati in partenza: ci viene presto la noia o il disgusto, a meno che non lo stiamo facendo per necessità! Se non c’è vera motivazione, di fronte all’emergere delle difficoltà, il desiderio di imparare la lingua scompare e, come spesso succede, rimandiamo per l’ennesima volta.

Con passi piccolissimi si può anche imparare a mangiare quelle cose che alcune persone odiano fin dall’infanzia, come per esempio l’aglio o la cipolla.

Se c’è motivazione, tutto sta ad assaggiarne soltanto una punta infinitesimale. È questo il modo per sbloccare l’avversione.

Quand’ero ragazzo non mi piacevano i liquori e ciò mi faceva sentire un po’ handicappato quando capitavo a qualche ricevimento con i compagni. (Strano che allora si offrissero i liquori ai ragazzi, forse perché erano fatti in casa)! Così decisi di rimediare. A casa mia presi una bottiglia di liquore giallo e ne assaggiai una goccia da un bicchierino, poi un po’ di più, e ancora di più, finché i sorsi diventarono più decisi.

Ad un certo punto tracannavo direttamente dalla bottiglia. Cosicché mi ritrovai disteso a terra sul pavimento, sentivo un caldo terribile, ma ero felice…

Una volta superato lo scoglio iniziale con la strategia dei piccoli passi, si procede più speditamente perché subentra l’abitudine e tutto avviene automaticamente.

Insomma, la strategia dei piccoli passi previene l’insorgere della noia e della resistenza.

Le difficoltà dell’inizio ci fanno anche capire che è (quasi) impossibile avere subito il lavoro che ci piace e guadagnare bene. È impossibile avere subito la casa dei propri sogni. È impossibile avere subito un’automobile prestigiosa o una compagna bellissima. (A meno che non si è ricchissimi per nascita)…

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Un artigiano, un commerciante, un impresario e un libero professionista non devono aspettarsi di iniziare subito alla grande la loro attività, presi magari da grande entusiasmo, anzi più grande è l’entusiasmo iniziale, maggiori saranno le delusioni alle quali andranno incontro.

L’entusiasmo è utilissimo, e sicuramente è meglio essere entusiasti e buttarsi nell’iniziativa che essere bloccati dalla paura, ma è bene sapere che l’entusiasmo non ci fa vedere le difficoltà che ci aspettano, proprio come gli innamorati non vedono i difetti del partner.

Tutti dobbiamo imparare a fare la gavetta, il che significa abituarsi gradualmente alle difficoltà.

Per cominciare, e cominciare bene, dobbiamo accontentarci di fare un piccolo passo. Chi si accontenta gode! dice il proverbio.

Infatti, nessuno diventa ricco da un giorno all’altro, ma solo poco a poco.

L’importante è iniziare, e quando si inizia bisogna andarci piano, occorre essere modesti, prudenti e saggi.

Metaforicamente parlando, il bambino deve dormire nella culla, non può essere messo in un letto a due piazze!

Quanto poi alla crescita personale e professionale, l’ideale è crescere gradualmente, senza fare passi più lunghi della gamba. Soltanto così si impara a superare le difficoltà che sorgono lungo la strada.

Infatti, le piante che crescono velocemente verso l’alto, sono facilmente abbattute dal vento perché l’apparato radicale non fa in tempo ad approfondirsi nel terreno.

Ugualmente vincere 5 milioni alla lotteria significa rovinarsi l’esistenza perché anche col denaro, anzi soprattutto col denaro, bisogna crescere gradualmente perché solo in questo modo si sviluppano reti neurali adeguate che assicurano la stabilità e la durata.

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Le reti neurali rappresentano la nostra personalità ed anche la somma di tutti gli eventi accaduti. Tutto ciò che ci è accaduto è registrato nelle reti neurali.

Noi crediamo che chi ha fatto una scoperta scientifica abbia compiuto un’impresa eccezionale. Effettivamente per la gente si tratta di una cosa fuori del comune, ma per lo scopritore stesso non c’è niente di speciale perché ci è arrivato passo dopo passo, quasi senza accorgersene.

Quando fai un ragionamento tecnico o filosofico e ci rifletti sopra, ad un certo punto non sei più in grado di andare avanti. Avviene una specie di blocco. E di blocco si tratta perché in sostanza hai esaurito tutto il tuo percorso neurale e non puoi leggere più nulla dentro di te. Ma stai certo che domani o dopodomani avrai un’altra brillante idea, perché il circuito nervoso si allunga di un tanto durante il sonno.

A ogni domanda il cervello cerca sempre di dare una risposta. E a domande intelligenti seguono risposte intelligenti. Se insisti con i tuoi ragionamenti, ossia se continui a parlare al tuo inconscio e a te stesso, avrai sempre una nuova risposta.

La mente analizza ed elabora continuamente i dati che ha a disposizione. Però si blocca quando le chiedi troppo, ossia quando non le concedi il riposo necessario, quando non ti concedi un po’ di svago.

Un’idea porta sempre ad una idea superiore perché le cellule neurali sono tanto più ingegnose quanto più si allontanano dal loro inizio, ossia quando più la rete neurale è lunga e intricata.

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Più si fa lo stesso lavoro da tanto tempo e più si diventa esperti e creativi. Le conoscenze sono immagazzinate sotto forma di reti neurali estese in tutte le direzioni. 

Torniamo ora alla domanda iniziale: qual è la strategia che fa si che un atleta diventi un campione, mentre la maggior parte di essi ottiene al massimo un buon piazzamento? Ovviamente dipende anche dalle attitudini fisiche degli atleti, ma a parità di condizioni, diventa campione soltanto chi si prepara meglio.

A volte capita che un atleta abbia una performance straordinaria, per esempio vince una tappa lunga e faticosa al giro d’Italia, ma il giorno appresso arriva con ritardo al traguardo. Ciò significa che aveva fatto il passo più lungo della gamba, il che può andare bene una volta soltanto, ma in genere è dannoso perché questa strategia toglie la possibilità di ulteriori e più prestigiose affermazioni.

Il fatto che l’atleta il giorno dopo la vittoria arrivi con ritardo al traguardo dimostra che il suo tempo di recupero è maggiore di 24 ore, e che lo sforzo prodotto per vincere quella gara è stato di gran lunga superiore alle capacità acquisite con l’allenamento.

Pertanto, l’atleta che vince molto è colui che si allena talmente bene che gli sforzi che sopporta durante le gare sono più o meno della stessa intensità, se non addirittura meno estenuanti degli sforzi a cui egli stesso si sottopone durante gli allenamenti. Con tale tipo di preparazione egli è “abituato” a vincere,  deve vincere per forza, perché ha costruito per tempo le vie neurali del campione!

Dunque, il campione è uno che merita di vincere perché fa sacrifici enormi!

Un campione ha anche lo spirito adatto, cioè è di buon umore perché è risaputo che il cattivo umore taglia le gambe a tutti!

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Il ciclista che non ha una via neurale predisposta per la discesa, non può correre alla velocità di 80 Km/ora dietro il discesista. Se lo fa rischia di cadere. Ugualmente il corridore che non ha una via neurale predisposta per la salita, non può stare a ruota dello scalatore: se lo fa scoppia, cioè brucia tutte le proprie energie.

Uno sforzo insopportabile causa un trauma: annichilisce, annienta le forze. Il trauma psicofisico è causato da una emozione troppo intensa non supportata da una adeguata via neurale e cioè da sufficiente consapevolezza.

L’emozione crea una forte tensione. Se l’emozione è troppo intensa, le vie neurali saltano, come salta l’interruttore centrale della nostra abitazione se vi arriva una intensità di corrente eccessiva, come nel caso del corto circuito.

In poche parole, salta il collegamento con l’emisfero sinistro e si crea un blocco emotivo, cioè una sinapsi spuria o dissociata nell’emisfero destro, nell’inconscio! 

Andando di qua e di là non si combina nulla nella vita. Il giovane che non trova lavoro o che passa continuamente da un lavoro all’altro, non impara mai nulla: è sempre all’inizio e l’inizio è difficoltoso per principio.

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Soltanto facendo l’apprendista impara bene il mestieire e può diventare a sua volta maestro. Il garzone di bottega, imparando gradualmente tutti i trucchi del mestiere, è destinato a mettersi in proprio. Il mozzo di una nave può diventare capitano; ed il sergente potrebbe diventare generale.

Soltanto se lo studente segue un corso di studi regolare può diventare professore o professionista.

Un giovane non deve mai lasciare il lavoro che non gli piace se prima non ne ha già trovato uno migliore.

Ma la cosa più importante è che il giovane non deve mai scoraggiarsi; e per non scoraggiarsi di fronte a difficoltà, trabocchetti, contrattempi, imprevisti, mortificazioni e fallimenti, deve guardare sempre avanti!

Deve continuare a migliorare. E non deve guardare con invidia chi, secondo lui, è riuscito senza meriti, altrimenti si fa prendere dallo sconforto e dall’apatia!

La via del successo è lastricata soprattutto di fallimenti. Sono i fallimenti che prima o poi portano al successo.

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I sogni notturni sembrano essere una conseguenza della deframmentazione, perché nella ricomposizione del materiale mnestico frammentato vengono toccati ricordi (frammenti) più o meno significativi. Nel sonno ci comportiamo come se i fatti avvenissero realmente, al momento presente e ad una velocità incredibile, ma le scene si svolgono in modo ingarbugliato perché si rimescolano frammenti della nostra vita relativi a momenti diversi.

E quando i sogni evocano situazioni emotivamente troppo intense non ancora risolte – e perciò non ancora archiviate in modo definitivo – abbiamo gli incubi e ci svegliamo di soprassalto.

Durante la notte, grazie al sonno, la coscienza è assente e subentra il cervello medio che è sintonizzato con la grandiosità del creato, per cui riposando, all’alba ci ritroviamo idee fresche e meravigliose, e spesso favolose intuizioni. Purtroppo, ragionandoci sopra, l’emisfero sinistro ce le fa rigettare e perdiamo tante buone ispirazioni.

Alcuni sogni si realizzano proprio quando vi abbiamo rinunciato. È questa la lezione che ci viene dal non attaccamento ai risultati, ai luoghi, alle cose materiali e alle persone. 

Sembra un paradosso perché non serve a nulla realizzare qualcosa che non ci attira più! Eppure è così!

Il distacco è difficile da realizzare, ma ha effettivamente qualcosa di magico: ti consente di avere proprio ciò a cui hai rinunciato…

Infatti, quando rinunciamo ai nostri desideri dopo aver lottato invano senza riuscirci, noi ci arrendiamo. Riconosciamo la nostra impotenza. Ci distacchiamo dai nostri desideri. Accettiamo la realtà e ci affidiamo alla potenza infinita dell’inconscio.

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Il che significa che escludiamo l’emisfero sinistro, sede del pensiero analitico, razionale e deduttivo. Distaccarsi significa escludere il cervello superiore che non è stato capace di condurre in porto la nave dei nostri desideri.

Così non ci pensiamo più. Smettiamo di arrovellarci. Ci mettiamo nelle condizioni mentali di chi non ha più nulla da perdere. Ci riposiamo, ci rilassiamo e recuperiamo enormi quantità di energie che prima andavano sprecate a causa della fissazione, del desiderio di riuscirci a tutti i costi.

In tal modo smettiamo di affliggerci e di rimproverarci e accediamo alla potenza infinita del cervello medio. Il cervello medio, a differenza della corteccia cerebrale, non pensa, non analizza e non giudica, per cui si spezza la catena del passato e ci liberiamo dai fantasmi e dalle ossessioni. Viviamo finalmente nel presente come fanno i ragazzini e come quando giochiamo e divertiamo.

E intanto, grazie al recupero della lucidità mentale e del vigore fisico, i nostri sensi si acuiscono e sentiamo una immensa fiducia nel futuro.

A questo punto è avvenuto un profondo cambiamento nella nostra mente, tutte le sinapsi si sono collegate tra loro e tutto ci sembra possibile, visualizziamo perfettamente ogni cosa e tutto sembra facile: siamo diventati magnetici. 

Le nostre sofferenze, le nostre emozioni e i nostri insuccessi hanno origine da una fonte ingiustamente famosa: la mente, la quale ci fa pensare troppo dando un potere immenso ai pensieri, logorando così le nostre energie. Inoltre, facendoci vivere nel passato, siamo quasi sempre in conflitto con la naturalezza, la spontaneità, la realtà, la verità e la vivacità del momento presente.

La mancanza di consapevolezza è micidiale ai fini delle realizzazioni e della ricerca della serenità.

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