Realizzare i sogni prima parte

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All’inizio di una nuova attività le difficoltà sono tante!

All’inizio di ogni processo scattano inesorabili le difficoltà e la paura!

In materia di sogni la storia è ricca di esempi. Si dice che Walt Disney abbia ottenuto dalle banche il finanziamento per la costruzione di Disneyland dopo aver provato inutilmente trecento volte. Si racconta anche che Thomas Edison abbia fatto mille tentativi prima di riuscire a inventare la lampadina.

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Conosciamo tante altre storie di personaggi che prima di diventare famosi e ricchissimi hanno patito la fame più nera. Hanno dovuto superare grandi ristrettezze, difficoltà ed imprevisti di ogni genere, trovando ogni volta un approccio diverso ai problemi. Ovviamente prima di raggiungere il successo questi individui erano frustrati, delusi, infelici, spesso al limite del collasso.

A noi interessa capire come hanno fatto a non demordere e soprattutto perché alla fine sono riusciti a raggiungere un traguardo favoloso!

Ecco un vincitore del premio Nobel. Ha fatto una importante scoperta in medicina meritando il prestigioso riconoscimento! Ora noi vogliamo capire come è riuscito a fare la scoperta, perché tra tanti scienziati che lavorano in un dato campo, soltanto qualcuno sfonda veramente!

Vogliamo sapere come ha fatto a superare gli scoraggiamenti, le difficoltà, le critiche che sono molto spietate quando riguardano una nuova scoperta.

Ed ecco invece un giovane diplomato o laureato in cerca di lavoro. Ha inviato 100 curriculum, ha attivato numerose conoscenze, ha ricevuto tante promesse, ma è ancora disoccupato. Nell’attesa di un posto decente ha accettato, tra l’altro, un lavoro come commesso in un supermercato, lavorando due mesi per oltre 10 ore al giorno ricevendo solo 600 euro (e senza i contributi previdenziali…).

Il diplomato o il laureato che non trova lavoro, a prescindere dalla scarsità e precarietà dell’offerta, ha anche la sua parte di colpa: non ha ancora imparato una strategia efficace.

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Dunque, qual è il motivo per cui alcuni individui riescono nella vita e altri falliscono? Qual è la strategia che fa si che un atleta diventi campione e altri abbiano soltanto piazzamenti? Qual è la spiegazione per cui un ricercatore fa una scoperta prestigiosa, mentre altri si limitano a pubblicare ricerche e a scrivere libri?

La PNL ha lavorato molto su queste questioni e ha escogitato strategie veramente efficaci. Ma nonostante l’applicazione della PNL, non tutti riescono ad affermarsi come vorrebbero.

Insomma, il successo dipende soltanto dal giusto atteggiamento mentale e dall’avere convinzioni potenzianti, obiettivi chiari, decisioni e strategie efficaci e dall’audacia? Sicuramente sono presenti tutti questi fattori, ma c’è anche qualcos’altro.

L’eziologia della paura è strettamente collegata all’eziologia del successo in ogni campo, compreso quello scientifico. Il meccanismo della paura, dell’ansia o delle preoccupazioni è sempre lo stesso in qualsiasi circostanza ed è di una semplicità enorme, tanto semplice e tanto evidente che non lo vediamo.

Cosicché spesso ne cerchiamo le cause nell’auto-sabotaggio, in blocchi interiori, nella pigrizia, nella mancanza di volontà e di coraggio, o nella sfortuna. Sicuramente c’è qualcosa di tutto questo, ma la risposta più logica e onnicomprensiva sta nel fatto che siamo all’inizio di un processo che non conosciamo.

Quando siamo all’inizio di qualcosa, di qualunque cosa, ci sentiamo perduti, ci sentiamo impotenti, ci sentiamo inefficienti e abbiamo paura.

Tantissimi giovani molto bravi vanno in crisi d’identità quando intraprendono nuove attività perché, forti del loro background, credono che per loro sarà tutto facile, ed invece incontrano ben presto tante difficoltà! E la loro autostima precipita!

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All’inizio di una nuova attività le difficoltà sono tante!

La paura è causata dal fatto che ci troviamo di fronte a cose che non conosciamo. L’insuccesso è causato dal fatto che siamo ancora all’inizio del nostro cammino, per cui non conosciamo la strada giusta da seguire e sbagliamo facilmente. Quando ci perdiamo, è inevitabile avere paura e sentirsi in colpa a causa della propria inadeguatezza.

Non si riesce non perché si è sfortunati, poco intelligenti e svogliati, ma perché si è ancora all’inizio!

Quando non conosciamo la strada ci smarriamo facilmente. Non sappiamo dove andare ed è normale smarrirsi. Altrettanto normale è sentirsi impotenti e preoccupati quando non riusciamo a risolvere i problemi, quando ci troviamo in un vicolo cieco, quando ci troviamo in una situazione ingarbugliata, quando abbiamo una malattia e i medici non riescono a fare la diagnosi e a farci guarire.

Anche quando sosteniamo un colloquio di lavoro abbiamo paura; e in genere anche quando sosteniamo un esame. Anche quando prendiamo l’aereo la prima volta abbiamo paura.

All’inizio di ogni processo scattano inesorabili le difficoltà e la paura!

Nell’articolo “È la paura che ci fotte” abbiamo visto che nella vita riescono soprattutto gli audaci, a maggior ragione se sono bravi.

Le persone audaci riescono nella vita proprio perché superano più facilmente lo scoglio dell’inizio!

Di fronte ad un vicolo cieco cercano una via d’uscita. Non si scoraggiano. Non si fermano mai! Non indietreggiano, non cambiano prospettiva: continuano nella direzione del proprio obiettivo.

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Soltanto se non indietreggio, prima o poi arriverò al capolinea.

Se vado di qua e di là, avanti e indietro, non arrivo mai a destinazione. Se passo da un lavoro all’altro, da un interesse all’altro, ogni volta mi ritrovo al punto di partenza e non imparo nulla. Non mi allontano mai dall’inizio. Non divento mai esperto.

L’inizio è sempre più o meno traumatico per tutti. Soltanto se faccio sempre la stessa cosa divento abile, capace e bravo.

Devo abituarmi a determinate azioni o esercizi perché soltanto così il mio cervello impara, si espande e corre veloce.

L’abitudine si può assimilare ad una lunga catena di neuroni che formano una via spaziosa e veloce come un’autostrada.

Quando iniziamo a imparare qualcosa di nuovo o a fare un nuovo esercizio,  nel cervello non esiste nessuna traccia. Quando, per esempio, iniziamo a ballare la prima volta, siamo handicappati perché nel nostro cervello non c’è la via neurale del ballo.

I neuroni richiedono tempo per collegarsi tra loro e costruire un’”autostrada” neurale; ci vuole tempo per formare le sinapsi di collegamento tra una cellula e l’altra.

Ciò significa che bisogna fare pratica, occorre ripetere molte volte determinati esercizi per acquisire un’abitudine.

Quando leggi molti libri su un dato argomento, viene il momento in cui sei in grado di dire anche tu la tua, anzi è probabile che le tue argomentazioni siano ancora più complete, innovative ed originali per il semplice fatto che la mente rielabora, analizza e sintetizza le nozioni provenienti da varie fonti e quindi, mettendole assieme, va anche più avanti. In termini di neuroni, la catena della conoscenza si allunga ed espande molto di più.

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Analogamente, per scrivere bene, bisogna scrivere molto: più scrivi e più diventi abile a scrivere perché si formano autostrade neurali.

Per parlare bene in pubblico occorre prendere spesso la parola: più intervieni e più impari a parlare in maniera disinvolta e ad affascinare l’uditorio.

Per ballare bene è necessario ballare molto, anche se all’inizio è frustrante.

Ogni cosa all’inizio è difficile, ed è questo il motivo per cui in genere non si è disposti neanche ad iniziare.

Per diventare bravi in qualunque settore, non solo dobbiamo apprendere le strategie più efficaci, ma al tempo stesso occorre metterle in pratica, quindi ci vuole molta pratica, molto allenamento.

Si diventa abili perché attraverso la pratica i nostri gesti diventano automatici. I gesti diventano automatici quando ci abbiamo fatto un’abitudine.

Se credi di poter montare con le tue mani un mobile dell’Ikea senza aver mai visto un cacciavite in vita tua, ti sei cacciato da solo in un autentico guaio! Altro che stress! Nessuno si può improvvisare falegname, imbianchino, meccanico, elettricista, idraulico, muratore senza un adeguato periodo di apprendistato.

Sembrano mestieri facili, ma chi improvvisa fa sempre pasticci!

Se ti cimenti per la prima volta a imbiancare la tua casa, o ad aggiustare una tapparella o a riparare un rubinetto che perde, è molto probabile che tua moglie o tua madre non ti rivolgerà la parola per parecchio tempo…!

La prima volta che fai qualcosa, anche semplice, potresti fare un disastro!

Quando ti cimenti per la prima volta, devi sapere già in partenza che quel lavoro sarà tremendamente stressante! E se il tuo vicino invece ci riesce facilmente, non  è perché è nato imparato, ma perché già ha fatto quelle cose tante volte.

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Noi pensiamo ed agiamo grazie ai neuroni! In ogni azione, sono i neuroni che ci guidano o meglio le reti neurali.

Ed è facile capire che quando non c’è ancora un’abitudine e la rete neurale corrispondente, ci troviamo di fronte a qualcosa che non conosciamo e non sappiamo fare. Quando nella nostra mente non esiste una strada da seguire, quando ci troviamo di fronte al nuovo, andiamo in tilt perché il cervello non sa cosa fare.

Così come va in tilt il computer se riceve due o tre comandi contemporaneamente.

Quante più sinapsi si formano, più neuroni si collegano tra loro a formare una catena o strada neurale. Si dice che noi utilizziamo soltanto una piccolissima parte del nostro cervello. Infatti, il numero di neuroni può ritenersi infinito, ma è anche vero che in gran parte non sono collegati tra loro e dunque non possono funzionare secondo una sequenza razionale.

Il cervello di uno scienziato si può paragonare ad una città moderna, con le luci che si accendono e si spengono, mentre quello di un sapiente dell’antichità si può paragonare ad una città antica. Ogni abitazione simbolizza un neurone.

Se compariamo i circuiti neurali presenti nel cervello di uno scienziato con quelli di uno studente, ovviamente non c’è paragone!

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Un individuo coraggioso, rispetto a uno timoroso, è molto più sicuro e deciso e ha più scelte a sua disposizione. Ciò perché ogni scelta si può paragonare ad una diversa via neurale, e ogni via neurale è una abitudine appresa.

Insomma, la persona audace ha una maggiore esperienza della vita e ha più opzioni: ogni opzione corrisponde ad un’abitudine e ogni abitudine è una via neurale consolidata.

Ecco perché ogni volta che facciamo qualcosa la prima volta è sempre un grosso problema: nel nostro cervello non si sono ancora formate le vie neurali necessarie, per cui i neuro-trasmettitori non hanno un percorso (neurale) da seguire.

Tutto il nostro sapere corrisponde a tracce mnemoniche registrate nel cervello. Chi non riesce ad andare avanti è perché è all’inizio dell’attività e perciò è pieno di paure.

rete neurale Realizzare i sogni prima partePer progredire bisogna insistere e proseguire per la propria strada affrontando e vincendo le paure.

Vincere le paure significa abituarsi a esse, e ci si abitua quando si sono formate le vie neurali.

Senza via neurali, scatta inesorabile la paura perché non si sa dove andare, cosa fare, come comportarsi. La sicurezza quindi deriva dalla presenza di vie neurali. Le vie neurali rappresentano la consapevolezza.

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Ci sono persone piene di curiosità che non arretrano di fronte a nulla e altre che si spaventano facilmente.

La stessa cosa si verifica davanti ad una nuova pietanza: c’è chi assaggia subito spinto dalla curiosità e dall’interesse, e chi invece prova ripulsa senza neanche assaggiare.

C’è chi si blocca di fronte ad un piatto nuovo, chi di fronte a un lavoro nuovo, a una lingua nuova, a un interesse nuovo, ad un esame nuovo. Si potrebbe dire che quasi tutti abbiamo qualche blocco.

Il blocco corrisponde sempre ad una strada neurale incompleta, oppure assente.

Per uscire da un blocco si deve ricorrere alla strategia dei piccoli passi, perché soltanto un passo piccolissimo ci fa vincere la paura e lo stress che è sempre presente all’inizio.

Il primo passo deve essere piccolissimo, specialmente se la paura si è trasformata in fobia.

Con la strategia dei piccolissimi passi non solo si può eliminare la paura, ma si può anche imparare a fare di tutto, anche cose molto difficili, perché il cervello apprende attraverso associazioni e ripetizioni.

Quando manca una associazione nel cervello, perché si tratta di una esperienza totalmente nuova, la corteccia cerebrale non sa cosa fare e si deve prima organizzare, deve preparare una nuova traccia, un nuovo percorso neurale, deve formare nuovi collegamenti o sinapsi, e ciò richiede un po’ di tempo. Esattamente il tempo che serve a noi per apprendere l’abitudine!

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Una rete neurale è completa quando abbiamo acquisito una nuova abitudine attraverso il collegamento tra coscienza ed inconscio. Possiamo anche dire, tra emisfero destro e sinistro del cervello.

Se all’inizio di un nuovo processo o attività, presi dall’entusiasmo, cerchiamo di fare un passo troppo lungo, ci blocchiamo facilmente.

Appare evidente che un bravo insegnante non è colui che riesce a completare il programma ministeriale, ma quello che non si stanca di ripetere più volte la stessa lezione; ed è ancora più bravo, se ogni volta utilizza esemplificazioni, metafore e immagini diverse.

Il bravo insegnante non ripete le lezioni agli allievi, ma al cervello degli allievi. Gli antichi dicevano: “reperita iuvant”!

Il cervello impara grazie a associazioni e ripetizioni!

Più una nozione, un’immagine viene vista di frequente, più s’imprime nel cervello e si ripresenta al momento opportuno, per esempio al supermercato… dove scattano le associazioni alla vista di una determinata marca di prodotto.

È per questo motivo che le ditte spendono tantissimo per la pubblicità televisiva e ci bombardano ossessivamente con spot sempre uguali. Si dice che la propaganda è l’anima del commercio, ed è così perché uno spot televisivo, ripetuto ad intervalli brevi, ipnotizza letteralmente il cervello dei telespettatori.

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