Accetta la realtà e sarai felice per sempre!
Ogni sofferenza è soltanto mentale.
L’illuminazione non è mai permanente.
La gente oggi è sempre più stressata e infelice. Come se non bastassero i pensieri ossessionanti che ci accompagnano nel tran tran quotidiano, ci siamo resi conto anche del grande bidone dell’Europa Unita e dell’euro: creati entrambi per evitare le crisi economico-finanziarie, di fatto le promuovono.
Le banche centrali comandano il mondo e fanno il bello e il cattivo tempo.
I popoli europei sono stati schiacciati da una stangata fiscale senza precedenti con la scusa del pareggio di bilancio entro il 2013 preteso perentoriamente dalla BCE attraverso i tecnocrati di Bruxelles senza che alcun governo o ministro protestasse. Ormai non se ne può più delle ruberie e delle fandonie di politicanti e tecnici, servi fedeli dei banchieri centrali che stabiliscono volutamente regole e scadenze rigide per il proprio tornaconto, anche perché attraverso la rete si scoprono cose sempre più raccapriccianti.
Stanno veramente così le cose, oppure questi nostri pensieri e giudizi sommari dovrebbero essere indagati…?
In mezzo a tante lordure finanziarie e politiche, a cui si accompagna la caduta generalizzata dei valori causata dal materialismo sfrenato, accade anche qualcosa di stupendo, anzi di taumaturgico: abbiamo scoperto un nuovo Messia! Si tratta di una donna: Katie Byron, l’apostolo di “ciò che è”, ossia della realtà.
“Ogni sofferenza è mentale. Non ha niente a che fare con il corpo o con le circostanze in cui si trova una persona. (….) Vivere senza una storia stressante, essere amanti di ciò che è, è il paradiso. Provare dolore e credere di non dover provare dolore, è l’inferno. Il dolore è in realtà un amico. Non è qualcosa di cui voglio liberarmi, se non posso. È un dolce amico in visita, può rimanere finché vuole. (Ciò non significa che non prenderò un antidolorifico).”
“Una mente bloccata è l’unica morte, una morte per tortura. La mente non indagata, credendo a ciò che pensa, vive in vicoli ciechi: frustrata, disperata, cercando continuamente di trovare una via d’uscita, solo per finire in un altro vicolo cieco. Ogni volta che il problema è risolto, salta fuori un altro problema. Ecco com’è costretta a vivere una mente non indagata”.
“La mente chiara, il bene supremo, è come l’acqua. È trasparente, luccica, scorre ovunque senza ostruzioni. (….) Quando la mente è chiara, la vita diventa molto semplice”.
“Quando non credi ai tuoi pensieri stressanti, ciò che è è ciò che sei. Non c’è separazione. Tu sei tutto. Solo la mente non indagata crede che tu sia un io che vive dentro un corpo.”
“Che flessibilità permette questa comprensione? Sei immune a qualunque cosa la mente sovrapponga alla realtà, a qualunque delusione o dispiacere. Se perdo tutto il mio denaro, bene. Se ho un tumore, bene. Se mio marito mi lascia, bene. Se mio marito rimane, bene anche questo. Chi non direbbe sempre sì alla realtà se è ciò di cui siamo innamorati”?
“Io non so che cosa sia meglio per me o per te o per il mondo. Non cerco di imporre la mia volontà a te e a nessun altro. Non voglio cambiarti o migliorarti o convertirti o aiutarti o guarirti. Accolgo semplicemente le cose come vengono e come vanno. Questo è vero amore. Il modo migliore per guidare gli altri è lasciare che trovino la loro strada”.
“Quando la mente realizza se stessa, smette di identificarsi con i propri pensieri. Ciò lascia un grande spazio aperto. Una mente matura può ospitare qualunque idea; non è mai minacciata dall’opposizione o dal conflitto perché sa che non può essere ostacolata. Quando non ha una posizione da difendere o un’identità da proteggere può andare ovunque. Non c’è mai niente da perdere perché non esiste niente. Da ciò sgorgano risate e lacrime di gratitudine”.
“Indagando ciò a cui crediamo, arriviamo a vedere che non siamo chi pensavamo di essere. La trasformazione viene dall’infinita polarità della mente che abbiamo sperimentato di rado perché la mente io-so è stata così tanto in controllo. E mentre indaghiamo il nostro mondo cambia perché stiamo lavorando al proiettore – la mente - e non a ciò che è proiettato” [ossia i nostri pensieri assillanti, N.d.R.].
“E ogni volta che indaghiamo la realtà diventa più gentile. (….) E quando la mente io-so viene educata, si dissolve nella polarità della saggezza. (….) La conclusione è che quando la mente è chiusa, il cuore è chiuso; quando la mente è aperta, il cuore è aperto. Quindi se vuoi aprire il tuo cuore indaga i tuoi pensieri“.
“L’indagine ti lascia sempre con meno storia. Chi saresti senza la tua storia? Non lo saprai finché non indaghi. (….) Qualunque storia ti allontana da te. Tu sei ciò che esiste prima di tutte le storie. Sei ciò che rimane quando la storia è compresa”.
“La cosa magnifica del sapere chi sei è che sei sempre in uno stato di grazia, uno stato di gratitudine per l’abbondanza del mondo che appare. (….) La cartina di tornasole della realizzazione di sé è un continuo stato di gratitudine. Questa gratitudine (…) s’impadronisce completamente di te. È così vasta che non può essere oscurata o coperta. La versione breve sarebbe «mente innamorata di se stessa».
Da questi pochi brani tratti dal libro “Mille nomi per la gioia“ c’è poco da obbiettare: Katie Byron ci fa capire che il paradiso è a portata di mano!
Stanno davvero così le cose, oppure no?
Domandiamoci criticamente: questo stato “continuo” di grazia, di gratitudine, di serenità che raggiungiamo indagando sui nostri pensieri stressanti attraverso l’indagine sui propri pensieri suggerita da Katie – The Work, ossia Il Lavoro, come lo chiama lei - non c’è pericolo che possa venire a noia? In fondo persino Adamo ed Eva si stancarono della beatitudine dell’Eden e cedettero alla lusinga del serpente…, ossia dell’inconscio, dei propri istinti!
Uno stato “continuo” di grazia non è forse un eccesso? E come tutti gli eccessi è sempre pericoloso! Il troppo, persino di una virtù, finisce per storpiare!
Uno stato “continuo” di beatitudine non va forse contro la natura stessa che è predisposta per l’alternanza tra caldo e freddo, tra luce e buio, e tra gioia e dolore?
Katie stessa risponde a questo nostro dubbio e ci suggerisce di accettare sia il bello che il brutto, godendoci lo spettacolo: “La natura delle cose è quella di andare e venire, con o senza il suo permesso. Quindi perché non godersi lo spettacolo? È tutto così bello”.
L’autrice è molto chiara quando parla della cosiddetta illuminazione, e mi sembra di aver scorto anche un po’ di ironia su certe dottrine consolidate…
E spiega: “Le persone pensano di dover diventare illuminate per essere libere e nessuno sa che cos’è l’illuminazione. Sì, è nei testi sacri, e sì, questo guru o quel lama dice di averla raggiunta, ma è solo un concetto; è la storia di un passato. La verità è che non esiste una cosa come l’illuminazione. Nessuno è permanentemente illuminato, questa sarebbe la storia di un futuro. C’è l’illuminazione solo nel momento. Credi a un pensiero stressante? Allora sei confuso. Realizzi che il pensiero non è vero? Allora sei illuminato a quel pensiero. E’ così semplice. Poi arriva il prossimo pensiero e forse sarai illuminato anche a questo, o forse no”.
“Ho scoperto che non ci sono pensieri stressanti nuovi, sono tutti riciclati. Le persone cercano di «lasciar andare» i loro pensieri. È come dire a tua figlia che non vuoi buttarla a calci in strada. Avevo l’abitudine di andare nel deserto per scappare dal mondo, ma portavo tutto il mondo con me nella mia testa, tutti i concetti di cui avevo fatto esperienza”.
“Ho scoperto che in tutto il mondo, in ogni lingua e cultura, la gente soffre perché crede agli stessi pensieri stressanti: «Mia madre non mi ama», «Non sono bravo abbastanza», «Sono grasso», «Mi servono più soldi», «Mio marito dovrebbe capirmi», Mia moglie non avrebbe dovuto lasciarmi», «Il mondo deve essere salvato».
“Ovviamente non chiederei a nessuno di non credere ai suoi pensieri. Non sarebbe solo poco gentile: è impossibile per una persona non credere ai nostri pensieri finché non li indaghiamo. È così”.
Quindi, è importante per noi diventare al più presto amanti di “ciò che è”. Ma in che modo? Katie ci dice “che tutto ciò devi fare è indagare i tuoi pensieri stressanti. Le quattro domande e il rigiro del lavoro ti porteranno alla profondità a cui vuoi arrivare”(1).
Chiudo questa recensione al bel libro di Katie Byron, salvatrice del mondo in chiave moderna, con questo suo pensiero: “La gente mi chiedeva se sono illuminata e io dicevo «Non ne so niente. Sono semplicemente qualcuno che conosce la differenza tra ciò che fa male e ciò che non lo fa». Io sono qualcuno che vuole soltanto ciò che è. Accogliere ogni concetto come un amico si è rivelato essere la mia libertà”.
Per Katie la realtà è semplice. Non ha segreti. È ciò che è di fronte a te, ossia quello che sta accadendo. “Se ti opponi a esso, perdi. Non amare ciò che è fa male, e io non sono più una masochista”.
Ritornando ora alla crisi economico finanziaria, il mio pensiero è che Mario Monti resta pur sempre un salvatore della patria: nessun altro al suo posto avrebbe saputo fare diversamente: il mostro che ci sta strozzando di tasse è l’organismo che ha imposto il pareggio di bilancio entro il 2013!
E tuttavia anche questa crisi passerà: perchè tutto passa!
Note (1) Il lavoro di Katie Byron, spiegato bene in “Accettare ciò che è”, consiste di quattro domande e del cosiddetto “rigiro” finale, un modo di sperimentare il contrario di quello che credevi vero ed è un autentico risveglio della propria mente. Le quattro domande sono: 1) E’ vero? 2) Puoi sapere con assoluta certezza che è vero? 3) Come reagisci, cosa avviene quando credi a quei pensieri? 4) Chi saresti senza quel pensiero?
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Caro Pasquale grazie per l’accettazione dei commenti, che condivido pienamente, sicuramente contengono più saggezza dei miei e ne farò tesoro, tuttavia ho da chiarire ancora qualche piccola perplessità che, cercherò di esprimere meglio i concetti sperando siano più comprensibili.
Poichè ci ritroviamo in un periodo di forti cambiamenti, la nostra attenzione è ancora una volta concentrata sulla crisi, supponiamo ora che questa situazione porti la gente all’esasperazione ed a scendere in piazza con tumulti e disordini generali, come possiamo spiegare a costoro di mantenere la calma e accettare la realtà del ” tiranno “? E, se dovessimo essere molto bravi e riuscirci, cioè a convincerli ad accettare la realtà delle cose, automaticamente costoro sarebbero condannati a vita al gioco del tiranno, a non scendere più in piazza, ad accettare la realtà delle cose così comè…senza quindi più rivolte e alla vittoria totale del nemico…d’altra parte la storia insegna che il mondo è piena di rivoluzioni…
In poche parole sembrerebbe che il testo si rivolga di più a problemi esistenziali del singolo mentre la crisi attuale si estende alla massa con problemi molto più grandi e non di facile soluzione…e tutti noi sappiamo come è difficile fermare una folla inferocita, o popoli che si rivoltano…
Tuttavia come suggerito da te sarà mia cura acquistare il testo.
Grazie ancora e saluti
Caro Antonio,
noi possiamo predicare l’accettazione fino a sfinirci, ma le rivoluzioni non le ferma nessuno, per un motivo semplicissimo: le ribellioni e le rivoluzioni sono atti istintivi o inconsci, quindi irrazionali, mentre l’accettazione – che si può definire quasi sinonimo di responsabilità – è una scelta decisamente razionale….
Quindi, sono d’accordo pienamente con le tue perplessità: la fame è fame e di fronte ad essa si annullano 10.000 di civiltà! Del resto, ognuno di noi quando la fame si fa sentire, diventa immediatamente nervoso e irritante.
E tuttavia cosa dimostra la storia: dopo ogni rivoluzione segue sempre la restaurazione! Basta pensare alla rivoluzione francese e alla famosa ghigliottina che decimò gran parte dei nobili, e per che cosa? Per creare nuove caste, nuovi potenti e nuovi imperatori! E al popolo cosa restò? Le guerre napoleoniche e l’illusione della liberté, della fraternité e dell’egalité…!
Ma non c’è bisogno di guardare così lontano: mi sembra che anche le recentissime rivoluzioni libica ed egiziana non abbiano portato niente di speciale per le masse nonostante tanto sangue versato e tante distruzioni! E quindi la mia conclusione è che gli atti irrazionali servono soltanto a rovinarsi l’esistenza e a fare la fortuna di nuovi arrivati assetrati di potere come i vecchi padroni!
Caro pasquale grazie ancora, ciò che vorrei esprimere è che aver parlato di crisi Messia e di Katie…mi ha forse depistato, al mondo vi sono una miriade di persone con i loro problemi legati a situazioni drammi, guerre, fame, perdite di posti di lavoro debiti, insomma, credo che il testo non si rivolga a questa gente a cui forse servono altre cose ( purtroppo ) quindi le soluzioni espresse nel tema si rivolgono ad una categoria di gente superiore ma con problematiche minori, in pratica, se menzioniamo la parola crisi siamo condizionati ad osservare chi sta peggio, non possiamo nasconderci; quindi il testo in questo campo credo sia carente…è come se volessi scrivere un libro e spesso cito parole in latino perchè ho frequentato il liceo ecc ecc, bene, devo sapere che se amo scrivere anche in latino sto volutamente facendo una selezione di persone che il latino non lo conoscono quindi non capiscono il significato, ovvio quindi pensare che forse è bene scrivere in una lingua che tutti capiscano.
Capisco le difficoltà di scrivere qualcosa che possa essere la panacea per tutti è molto difficile…ma in un periodo di crisi nefasta saremmo molto più bravi se riuscissimo a togliere lo stress a coloro che hanno bisogno dei beni primari cioè il pane e la sicurezza che se viene a mancare come sappiamo crea la paura che poi sfocia in tutte le direzioni…
Si potrebbe parlarne per giorni senza probabilente giungere a conclusioni costruttive, tuttavia lo scopo o missione di ognuno di noi dovrebbe essere di passare le nostre esperienze al maggior numero di persone senza guardare sempre al proprio orticello. Grazie e saluti
PS: ho letto il tuo articolo su Munzio Scevola….l’ ho apprezzato veramente, grandissimo e straordinario!! Ciao
Carissimo Antonio,
ti sono grato per questo ulteriore commento/precisazione che mi dà la possibilità di chiarire ancora meglio il messaggio che ho inteso dare ai miei lettori.
Le tue perplessità sono legittime, ma sono originate dal fatto che non hai ancora letto nulla di Katie Byron che io ho definito “l’apostrolo di ciò che è”. Non conoscendo nulla, anche se molti miei articoli sono imperniati proprio sul pensiero di questa autrice, pensi che ciò che ho scritto non possa riguardare invece la “miriade di persone con i loro problemi legati a situazioni drammi, guerre, fame, perdite di posti di lavoro, debiti“.
In realtà è esattamente il contrario. Soltanto chi accetta la realtà – ciò che è – recupera subito la chiarezza interiore necessaria per assumersi le proprie responsabilità e rimboccarsi le maniche! I problemi esistenziali, specialmente in tempi di gravi crisi economico-finanziarie, colpiscono tutti indistintamente, ma chi ne subisce di più le conseguenze sono coloro che sono abituati a lamentarsi e ad accusare il governo assassino, i ricchi e i politici che “rubano” e/o non fanno il loro dovere andando addirittura contro il popolo di cui dovrebero prendersi cura. Chi è abituato a lamentarsi si aspetta che cada la manna dal cielo, mentre invece dal cielo non cade proprio nulla, e certe volte neanche la pioggia.
La gente passa la vita cercando di cambiare la propria realtà, il proprio passato, anziché chiedersi “che cosa posso fare partendo da qui”. Nel nostro passato ci sono tutti i nostri errori, le nostre esperienze dolorose, le nostre credenze limitanti ed è proprio qui che dobbiamo indagare per eliminare gli schemi o programmazioni obsolete e negative e riprogrammare il nostro inconscio. E come dicevo, la base di partenza è l’accettazione della realtà che comprende anche la mancanza di lavoro, i debiti, i problemi con i figli, le malattie e drammi di ogni genere.
Spesso è necessario acquisire nuove risorse, imparare ciò che altri non sanno, investire le ultime energie per migliorare la propria situazione esistenziale sottoponendosi a notevoli sacrifici pur di uscire dal tunnel.
Occorre imparare ad accettare anche il brutto della vita, in modo da essere in grado di recuperare il bello al più presto possibile, cosa che istintivamente tutti rifiutiamo e che invece, proprio perché ci rifiutiamo di accettare, si ripresenta continuamente davanti a noi per torturarci con paure e pensieri negativi.
Ed in conclusione, quando pensiamo che il passato o il presente dovrebe essere diverso da quello che è, ci mettiamo in guerra con la realtà e non siamo più in pace con noi stessi; di conseguenza, viviamo nella confusione più totale e non siamo in grado di rimboccarci le maniche perchè siamo tutto presi a lamentarci e ad accusare questo e quello dei nostri problemi. Chi accusa Dio e il prossimo dei propri problemi ha gli alibi per continuare a non fare nulla e giustificare la propria pigrizia fisica e mentale.
Purtroppo, tutti i nodi vengono al pettine…
Grazie ancora per i tuoi commenti e cordiali saluti.
Caro Pasquale, tempo di crisi si, un nuovo Messia… non ho letto il libro ma non credo;
viviamo in un mondo dove c’ è chi domina e chi è dominato, ( come sempre dalla notte dei tempi (1) ) la furbizia di chi è al potere spesso strangola il popolo dissanguandolo (1) e molti di questi rinunciano ad una lotta assolutamente impari…e questi sono solo quelli che raggiungono gesti estremi come fatto anche dai monaci buddisti – che sono l’esempio massimo della contemplazione e della pace interiore – …. Saluti
Caro Antonio,
è proprio vero quello che dici: ci sono lupi e pecore, leoni e gazzelle, furbi e ingenui, potenti e miserabili. Noi non possiamo cambiare il mondo, non possiamo farci nulla. Chi l’ha creato così, deve pur aver avuto un motivo valido per farlo in questo modo, non ti pare?
Anzi, proprio quando vogliamo cambiare le cose, soffriamo terribilmente.
Ti consiglio di leggere “Amare ciò che è” di Katie Byron: potresti uscirne trasformato imparando ad accettare ogni cosa. Perché soltanto accettando ciò che è, ossia la realtà, non c’è sofferenza.
Naturalmente la parola messia è volutamente esagerata, forse…. Tutto è legato alla conoscenza, prima ancora che alle impressioni personali. Imparare ad indagare i propri pensieri ci rende liberi e salvi.
Grazie del commento.
caro Pasquale sono sempre saggi i tuoi articoli :questo libro l’ho comprato già tempo fa,ma mi rendo conto che lo devo rileggere!
sono spinta a scriverti anche perchè sono a un bivio della mia vita in quanto ho fatto domanda di andare in pensione ma con la riforma Monti prendo meno 400 euro….e ora mi trovo indecisa ,dato che mi hanno detto che posso anche tornare sui miei passi!
mi condiziona ovviamente molto il momento di crisi sociale che stiamo vivendo!la mia decisione molto convinta di andare in pensione era per via del lavoro non gratificante…ma mi rendo conto che ora lo vedo sotto una luce diversa,e che molte persone vorrebbero il mio posto!…insomma certo è una decisione che solo io devo prendere : c’è da aggiungere anche che mi mette in crisi il dopo pensione ,dato che sono sola e non ho programmi !
un caro saluto maria teresa
Cara Maria Teresa,
quando più tempo passa, mi convinco sempre più che i mali non vengono mai per nuocere, anche se noi per lo più non ce ne rendiamo conto e siamo pronti a brontolare.
Il mio consiglio è questo: se tu avessi qualche altra cosa da fare restando in pensione, restaci, ma se non hai nulla da fare, visto anche la forte decurtazione, a chi aspetti a rientrare?
1abbraccio